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LE CONTRADDIZIONI DEL POPULISMO SONO REALI O SOLO APPARENTI? Featured

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Il populismo fa paura, è una minaccia reale e molto concreta. Lo sport nazionale, anzi internazionale, degli apologeti del sistema è così diventato quello di individuare a tutti i costi difetti all’interno dello stesso populismo: poiché i difetti non appaiono rilevanti agli occhi della maggioranza, indulgente nei suoi confronti alla luce della natura disastrosa e rovinosa del sistema, ecco tutti a cercare le contraddizioni, vale a dire derivanti da difetti interni ai pregi in modo da inficiare questi. In premessa, la presenza di contraddizioni all’interno del populismo è una vera e propria scoperta dell’America. Il populismo è protesta distruttiva e negativa, senza proposta, e ciò lo costringe continuamente a rivedere la propria natura visto che il proprio scopo non viene dal suo interno ma dal suo esterno, vale a dire proprio da quel sistema che esso combatte. Ma ciò non autorizza a trascurarne la forza, alimentata continuamente dalla natura sempre più disastrosa del sistema. Nel merito il populismo è sempre stato strumentalizzabile dai poteri economici che ne hanno cavalcato la natura antipolitica per spingerli a combattere parti politiche ad essi poteri economici invisi per sostituirle con parti più consone o comunque per ridurle a più miti consigli. Adesso che il sistema politico è appiattito su quello economico e questi è rovinoso, la strumentalizzazione non è più così scontata, e se può essere sempre attuata con il populismo di destra insuscettibile di rivelarsi sinceramente anticapitalistico, non può esserla con un populismo puro quale quello dei 5Stelle. Ora, addirittura, si scopre che la caratteristica del populismo è quello di privilegiare misure popolari a breve anche se alla lunga nocive. Così si taccia il populismo di irresponsabilità e lo si indentifica con la demagogia, mentre invece lo stesso populismo si caratterizza solo in negativo per la sua protesta e non in positivo, ed infatti se ogni populismo è demagogia non ogni demagogia è populismo ed è strano che i centristi dimentichino come la demagogia abbia caratterizzato due campioni dei moderati quali Berlusconi e Renzi. Il populismo è demagogia ma non solo, è anche qualcosa di più, mentre la demagogia non è solo di natura populista, è l’applicazione della retorica alla politica. Il vero problema, ma anche l’unico, del populismo è quello di rappresentare una mera protesta negativa e senza proposta. E’ il suo problema ma anche la sua grandezza in quanto gli consente di acquisire il consenso delle masse esasperate superando i problemi di differenziazione politica ed ideologica. Ma ora che il sistema è in una deriva inarrestabile e non è in grado di recepire le istanze della protesta, quest’ultima si trova in un vicolo cieco ed è costretta a trovare sbocco propositivo a pena di non restare impantanata in una frattura eterna ed insanabile. Il rischio che il populismo così si snaturi è ovvio, ma anche banale. Deve tradirsi per non condannarsi a non in una situazione di perenne disperazione globale, vale a dire senza possibilità di andare né avanti né indietro. L’unico sbocco è a sinistra, nella componente antiliberista, antimoderata e costituzionale, unica in grado di dare sbocco costruttivo ai ceti subalterni. Vi è lo spazio per un incontro virtuoso tra chi rappresenta la protesta e chi le fornisce (“rectius”, le può fornire) risposta. La sinistra ha perso il proprio riferimento sociale e pertanto per non sparire deve fornire ad altri il proprio contributo di ingegneria economica e sociale alternativa a quella fallimentare odierna liberista, rivelandosi in grado di soddisfare esigenze popolari. E’ un’alleanza in funzione di democrazia sostanziale, vale a dire di tutela del popolo nei confronti delle “élite” economico-politiche, con una sintesi tra rappresentanza della protesta e organizzazione delle risposte. Ma è una democrazia sostanziale che non sostituisce quella formale, bensì la sorregge e la integra, per cui le suggestioni del Movimento 5Stelle di una democrazia sostanziale che sostituisca o comunque superi quella formale in virtù del il ricorso alla rete devono essere del tutto abbandonate, così come va respinto l’ultimo sbocco della sinistra costituzionale –cui prima aderiva lo scrivente- di un approccio alla democrazia in termini solo di reiezione degli attacchi eversivi e comunque autoritari senza un’ottica propositiva di un’alternativa di governo, ovviamente non autoreferenziale ma di soddisfazione delle istanze della protesta. E’ ovviamente questo solo un primo passo per la sinistra antiliberista, che non può accontentarsi di una democrazia sostanziale a tutela del popolo ma deve organizzare una vera e propria nuova aggregazione sociale di classe: ma non si può arrivare alla seconda fase senza la prima, che è preliminare, visto che solo il popolo che ridiventi sovrano può restringere la libertà di manovra del capitale e creare così le condizioni –a medio-lungo termine- per una diversa incisiva azione di aggregazione di classe. D’altro canto il populismo può così rigenerarsi dotandosi finalmente di un valore intrinseco, visto che la sua forza verrebbe non più solo dall’esterno ma anche dall’interno.

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