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E LA GUERRA SCOPPIERA’!!!

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E la guerra scoppierà!!! Se ne dolgono i conservatori realisti politici finora favorevoli al ricorso alla forza per l’imposizione del modello occidentale (in via pretesa in quanto modello di democrazia, mentre invece nella realtà ci si è sempre disinteressati della democrazia dei Paesi esteri, come dimostrato dalla folle politica in SudAmerica ed in America Centrale, con la conseguenza indefettibile che l’imposizione riguardava solo l’instaurazione di un regime favorevole agli interessi occidentali) e che ora vedono la politica di Trump quale rottura della solidarietà occidentale. E’ una guerra diversa da quella in cui loro credevano. Trump ha rotto con la solidarietà occidentale ma ha anche dimostrato che il suo non è mero protezionismo, e nemmeno è mero atteggiamento difensivo, costituendo invece intervento attivo per imporre la propria forza. Trump dimostra che la globalizzazione non ha valore universalista ma ciò non comporta la tutela dei singoli Stati, concretizzandosi invece in un intervento imperialista. L’alternativa tra globalizzazione e protezionismo è del tutto fittizia. L’intervento in Asia crea tensioni, addirittura dalla natura esplosiva, con la Cina e così si fa emergere il vero problema, che è quello del rapporto tra Imperi. La globalizzazione, quale trionfo della forza economica, è il modello imperante, ma non in esclusiva, essendo affiancato dalla prevalenza della forza politica, che supporta quella economica. Il rapporto tra le due forze è complesso e che non può essere affrontato in modo succinto: quello che conta e che preme rimarcare quale punto fermo è che la forza politica non è incompatibile con il trionfo delle leggi economiche, ma le favorisce, essendo queste non oggettive ma soggettive ed arbitrarie. La guerra è funzionale all’Impero americano: in via più generale, è funzionale all’imperialismo “tout court”: è un’ottica imperialistica basata sull’unità interna, necessaria sia per suffragare i commerci esterni, non più ruotanti intorno a regole oggettive, ma abusivi ed arbitrari, sia per devitalizzare i conflitti sociali. Il conflitto dell’America con la Corea comporta il coinvolgimento della Cina, ma occorre tener conto anche della Russia. L’asimmetria tra Imperi è inevitabile, e non è detto che sia superabile, senza che ciò comporti la decadenza del capitalismo occidentale, che al contrario può sussistere con esternalizzazioni al di fuori. L’inserimento nel Sud-Est asiatico sembra fuori di ogni logica, ma invece ha ben una logica, perché “il reale è razionale”, come diceva Hegel, e perché non ci si può arrendere all’assurdo quale chiave di lettura: se non si riesce a comprendere la logica delle dinamiche sociali e storiche, occorre prendere atto che vi è una logica diversa ed addirittura alternativa rispetto a quella cui siamo abituati. Come detto, si tratta sia di creare una contrapposizione tra Stati per consentire di mascherare i conflitti sociali sia di dare supporto politico ai trasferimenti di capitali e merci, privo di basi economiche e che richiedono così l’arbitrio politico. E’ un sistema economicamente irrazionale che richiede la forza politica per dare la preminenza ai capitali e che vuole il ricorso alla forza politica per dare compattezza all’interno sopendo i conflitti sociali. Rispetto al passato vi è una duplice novità: in primo luogo, proprio perché il modello è in crisi, ed irrazionale, l’imperialismo può far beneficiare non più un’intera area, ma solo i settori forti. Da qui una duplice conseguenza. Da un lato, vi è una frammentazione di conflitti e di antagonismi senza più cornici unitarie. Dall’altro, l’Europa non ha più senso se vuole collocarsi armonicamente al di dentro del modello occidentale americano: può avere senso solo se incarna un modello occidentale del tutto alternativo. La crisi dell’Europa è tutta qui, e i profili istituzionali dell’Unione Economica sono solo una conseguenza. In secondo luogo, la Nazione ha esaurito il proprio ruolo di compattezza politica e locale, essendo trascinata via dalla globalizzazione che ha trovato sbocco istituzionale e politico in modo ben più coerente a livello politico nell’imperialismo. Il ricorso al nazionalismo protezionistico è solo fittizio e la destra radicale è non riesce ad essere alternativa all’imperialismo come dimostrato dalla convergenza tra la Le Pen e Trump. Il collegamento tra tutela degli stati deboli e tutela dei ceti deboli, da sempre il cavallo di battaglia del marxismo-leninismo meno compromesso con l’Unione Sovietica, ed ora oggetto di brillanti riaggiornamenti (tra cui quello pregevole di Losurdo per Laterza), sembra un modo per eludere i problemi. La globalizzazione non è solo frutto di inganno e di arbitrio, ha in effetti disintegrato la lotta di classe. L’unico ostacolo alla globalizzazione è la democrazia che in effetti si vuole rendere del tutto fittizia e svuotata e privo di senso sia a livello interno sia a livello estero (Hans Kelsen tentò invece di fondare il diritto internazionale proprio sulla democrazia e sul diritto). Chi lo ha capito è il populismo ed è sul populismo che la sinistra di classe e marxista si deve inserire se vuole avere un senso. In definitiva, la guerra scoppierà: e sarà il primo di un conflitto che vedrà gli Imperi contrapposti tra di loro, senza soluzione finale, ma in un’ottica tesa a lottare in modo serrato per contendersi il miglioramento di posizioni, sempre restando all’interno di una solidarietà di fondo per evitare l’esplosione di conflitti interni. Una resa di conto per arrivare ad unico imperialismo è da escludere in quanto vorrebbe dire favorire le problematiche di ricerca di universalità che in un unico impero inevitabilmente si creerebbero, mentre proprio l’universalità è un pericolo letale per il sistema.

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