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IL DISORDINE MONDIALE Featured

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Il terribile atto terroristico di Parigi da parte di mussulmani cittadini francesi è l’ultimo elemento rivelatore di una situazione esplosiva a livello mondiale, che risponde ad un vero e proprio disordine globale. In Medio Oriente la situazione non è più governabile ed il conflitto tra America e Russia non sembra suscettibile di composizione. Angelo Panebianco critica la politica aggressiva della Russia, ma è consapevole della circostanza che l’umiliazione della Russia non è possibile. L’isolamento commerciale della Russia e la discesa del prezzo del petrolio la hanno messa in difficoltà, ma hanno messo in difficoltà ancora di più molti Paesi occidentali negli accordi commerciali con la Russia, tra cui l’Italia. In Medio Oriente i regimi e le forze fondamentaliste non trovano ostacoli, ma da qui a giustificare interventi occidentali ne corre, visto che tali interventi nel passato hanno aggravato se non addirittura creato i problemi. L’attentato di Parigi sta inducendo i più oltranzisti a spingere l’Occidente a posizioni estreme ed aggressive contro l’Islam: i più riflessivi del settore oltranzista stanno facendo autocritica e invitano all’unità con la Russia. Nonostante tale differenza, tutt’altro che trascurabile sia ben chiaro, l’atteggiamento è comune e si risolve nella guerra santa e nello scontro di civiltà, con maggiore saggezza politica nei primi, mentre i primi (con Panebianco in testa) credono ad un Occidente in grado di imporsi a tutti. Manca l’autocritica sugli errori profondi dell’Occidente e sulla mancanza di una politica estera coerente, il che porta all’accettazione del caos e così alla sua sublimazione in uno scontro permanente. Ma occorre fare un passo in avanti, in quanto l’analisi è ancora parziale: la crisi, dell’Euro resa manifesta dal suo deprezzamento in relazione al franco svizzero dopo la decisione della Banca centrale svizzera, dimostra che il disordine internazionale è legato ad un profondo disordine economico (si è affermato in modo molto autorevole che i mercati sono più forti delle Autorità). Rispetto alla teoria tradizionale dell’imperialismo propria del pensiero marxista vi è un fondamentale elemento non coerente. L’imperialismo è utilizzato dall’Occidente non per conquistare mercati al fine di sostenere la propria domanda, ma per occultare e minimizzare le proprie difficoltà e le proprie contraddizioni ed addirittura la propria corsa al disastro. Evidentemente, lo scontro internazionale è congeniale al capitale per occultare la propria crisi economica. Ma non solo, vi è un altro aspetto su cui i tradizionali schemi marxisti si rivelano obsoleti e quanto meno da integrare: è la sottovalutazione dell’influenza della questione locale/geografica sulla lotta di classe. Il conflitto tra aree sta diventando in questo momento –momento lungo, che dura dal ’14 del secolo scorso, vale a dire dallo scoppio della Grande Guerra- assorbente rispetto ad ogni altra questione. Infine, ogni sogno di rivoluzione a breve va dissolvendosi, nel momento in cui l’Occidente sviluppato si rivela inattaccabile dall’interno, e tale da portare le proprie contraddizioni all’esterno. In definitiva, vien fuori con prepotenza l’inevitabilità di una soluzione riformista, che abbia tra i propri punti fermi un approccio alla politica estera strettamente ancorato al diritto internazionale ed al ripudio di ogni forma di imperialismo e di aggressività. Tale aspetto deve essere ben chiaro al fine di inquadrare correttamente la problematica ed effettuare un approccio parimenti corretto alle tre questioni essenziali da risolvere immediatamente, vale a dire l’accordo alla pari con la Russia, il riconoscimento della Palestina (con il ritorno ai confini ante-67 e la consacrazione di Gerusalemme quale città sacra neutrale) e l’approvazione di un vero e proprio piano/energia equo e non imperialista. In definitiva, nessun problema concreto può essere risolto se non si accetta il punto fermo che vi è un proprio disordine mondiale e che tale disordine è imputabile all’Occidente, che è in crisi irreversibile, irresolubile se non abbandona il liberismo all’interno e l’imperialismo all’esterno: il fondamentalismo islamico e l’imperialismo russo non sono certo né un’invenzione né mere conseguenze del disordine ma in quest’ambito possono attecchire e trovare un alibi. Devono essere risolti in via autonoma ma la soluzione è impossibile se l’Occidente non rimuove i fattori che hanno portato al disordine. In sintesi, la rimozione è condizione non sufficiente per affrontare il fondamentalismo islamico e l’imperialismo russo, ma di sicuro necessaria. Chi parla di difesa dell’Occidente da pericoli esterni afferma quella che è sì una verità (e così sbaglia profondamente la sinistra radicale, quando invece ignora tali problemi), ma solo del tutto parziale e se affrontata in modo isolato tale da rappresentare un elemento completamente distorsivo

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  • Last modified on Sunday, 01 February 2015 17:37

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