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I VERI NODI DEL SALVATAGGIO DELLE 4 BANCHE: V – IL NODO DELLE VALUTAZIONI

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Il provvedimento di salvataggio è stato criticato, anche da autorevoli commentatori molto acuti e raffinati, che hanno sollevato il dubbio di una sottovalutazione degli attivi delle banche, in particolare con una forte decurtazione del valore dei crediti in sofferenza, vale a dire deteriorati, in modo da renderle appetibili per la futura vendita a terzi. Da qui a parlare di scippo a danno degli obbligazionisti subordinati ed anche degli azionisti il passo è breve. Qui gli studi effettuati sono elaborati e meritano la massima riflessione. Ma non sembra che colgano nel segno. Ed infatti, una volta che le vecchie banche in amministrazione straordinaria sono state poste in risoluzione in quanto in dissesto –il che viene per l’appunto contestato, o comunque non dato per scontato, dai commentatori in questione- subito l’azienda bancaria è stata trasferita ad una nuova banca costituita “ad hoc” – una nuova banca per ciascuna delle 4 banche- senza le obbligazioni subordinate e con le sofferenze. Poi le sofferenze sono state trasferite ad un’apposita “bad bank” questa volta una sola per le 4 banche. Pertanto, due considerazioni possono essere effettuate già in via preliminare e di metodo e senza entrare nel merito: in primo luogo le banche cui saranno cedute le aziende bancarie sono indifferenti alla sorte delle sofferenze, che non vengono loro cedute, mentre la “bad bank” è del tutto estranea alla futura cessione dell’azienda bancaria, ed il suo intervento è stato finanziato dall’esterno per consentire la futura cessione a terzi. In secondo luogo, è stato necessario liberare l’azienda bancaria delle obbligazioni subordinate e delle sofferenze in quanto se ciò non fosse avvenuto non sarebbe stato possibile pensare nemmeno lontanamente trovare un acquirente. Ed in effetti, prima della risoluzione per nessuna delle 4 banche è stato possibile trovare un acquirente nell’ambito del procedura di amministrazione straordinaria proprio a causa della presenza delle obbligazioni subordinate e delle sofferenze, evidentemente indigeste a chiunque. Già tali considerazioni servono a ridimensionare la portata della polemica. Le sofferenze erano crediti balordi, e così la prudenza che ha portato alla decurtazione elevatissima del loro valore non è stata fuori luogo. Poi si potrà valutare con verifica stringente se le decurtazioni siano state eccessive, e ogni accertamento di legittimità non è certo precluso nel nostro ordinamento, ed è in ogni caso previsto specificatamente dalla normativa proprio per casi come il nostro, ma quello che è certo è che la decurtazione è stata effettuata solo perché doverosa ed addirittura inevitabile.

Nel merito, la storia della cessione delle sofferenze dimostra che i prezzi sono sempre stati assolutamente stracciati. E non a caso uno dei più acuti commentatori qui criticati, nel formulare una proposta molto interessante sulle “bad bank” in generale, nel criticare la timidezza dell’intervento legislativo recentemente effettuato sulle “bad bank” sempre in generale, non relativamente alle 4 banche, timidezza consistente nel far rimanere le sofferenze all’interno del gruppo, senza effetto sui bilanci, ha proposto che la cessione avvenga avendo ad oggetto sia sofferenze sia di crediti “in bonis”, nella consapevolezza, evidentemente, dell’impossibilità di una proficua cessione delle sole sofferenze. Ma il discorso è surreale: ci si dimentica che siamo in un sistema capitalistico e che tale sistema prevede, quale proprio elemento costituivo essenziale, che i prezzi siano determinati dal mercato, vale a dire dall’incontro tra domanda ed offerta senza alcun elemento intrinseco (ah, povero Marx, con la sua teoria del valore-lavoro e del valore assoluto sottostante). Ebbene, è notorio che gli attivi delle imprese decotte siano venduti a prezzi irrisori: è il capitale, signori. L’avete voluto voi (certamente, non noi, poveri marxisti illusi), e le conseguenze sono queste, che piacciano o no.

Si entra così nel cuore della questione. La polemica è strumentale, non per quanto riguarda i commentatori in questione, in evidente buona fede, ma per il retroterra che alimenta il fuoco. Ebbene, il problema è che le 4 banche erano decotte e nessuno, NESSUNO!!!!, le voleva acquistare. Poi è giusto, anzi doveroso, sottoporre al setaccio il salvataggio, e cercare il difetto nascosto, ma senza dimenticare che è stato un salvataggio necessario di imprese bancarie decotte, realizzato in quattro e quattr’otto per limitare i danni di una normativa, impostaci dall’esterno, del tutto demenziale. Per tutte le banche decotte, si è sempre ventilata la presenza di potenziali acquirenti, ma è stata una presenza fantomatica, mai supportata da elementi concreti, ed infatti si è sempre trattato di gruppi non in possesso dei requisiti richiesti dalla normativa. Ma allora, perché la polemica? in alcuni settori –si ripete, a scanso di equivoci, che non ci si riferisce agli illustri commentatori- è evidente la simpatia per le vecchie gestioni e si utilizza la rabbia dei titolari delle obbligazioni subordinate per attaccare il salvataggio ultimo anello di un intervento pubblico che ha interrotto una gestione rovinosa ed illecita. Non a caso, tra i soggetti che hanno prospettato iniziative giudiziali contro i provvedimenti di salvataggio vi sono le fondazioni titolari delle vecchie partecipazioni nelle banche, che nulla hanno fatto per anni per arrestare il disastro, ed anzi lo hanno favorito.