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MATTARELLA E LA DIFESA DEL RISPARMIO Featured

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Mattarella ha lasciato chiaramente, ed inequivocabilmente, intendere che il Governo populista non deve arrivare allo scontro con i mercati e con l’Europa ostinandosi a difendere la propria manovra economica, in quanto altrimenti l’elevamento dello “spread” inciderebbe sul debito pubblico e sugli investimenti ed impieghi di banche e quindi sui risparmi dei cittadini. Ha così ricordato il valore imperativo della tutela del risparmio, in tutte le sue forme (checché ne dica Nava, di cui “infra”) di cui all’art. 47 della Costituzione. Di fronte ad una tematica così rilevante e dagli effetti drammatici, occorre attestarsi (almeno come tentativo, poi sul risultato è tutt’altro discorso) su un elevato livello scientifico, evitando di impantanarsi su polemiche fini a sé stesse. Ma qui non si può evitare di partire proprio da polemiche, non fini a sé stesse, ma necessarie per diradare la nebbia artatamente introdotta dall’opinione dominante, di cui il Presidente Mattarella si è reso, in modo surreale, garante ed addirittura, in vero e proprio crescendo rossiniano, interprete ed attore principale. Ebbene, è del tutto surreale che si scopra oggi la tutela del risparmio violata sistematicamente dall’Europa con la normativa (demenziale) “bail-in” (difesa da Nava di cui “infra” e il cui recepimento in Italia è stato firmato senza colpo ferire proprio da Mattarella) e dalla speculazione selvaggia delle grandi banche d’affari internazionali, la cui repressione si è affievolita sempre di più. Dov’era Mattarella allora (e dov’era quando Nava, Presidente dalla Consob fatto dimettere, in modo in ogni caso irresponsabile, dal Governo populista, ha detto che gli investitori non sono risparmiatori)? E’ ovvio e pacifico che la presa di posizione di Mattarella è del tutto strumentale ed inconsistente. Ma non per questo, si può omettere di affrontare il dibattito. Ed infatti, certamente, la tutela del risparmio è fondamentale: la sinistra non è mai stata troppo attenta al riguardo, condizionata forse dal pensiero di Marx e da quello di Keynes, che lo ricollegavano al fenomeno delle rendite improduttive. L’errore è profondo: il risparmio è un fenomeno neutro che appartiene a tutte le categorie sociali ed è intrinsecamente positivo in quanto da un lato consente a tutti di salvaguardarsi per il futuro, e tale funzione è ben più importante per i ceti deboli, dall’altro sostiene nel contempo l’economia. Quello che sfugge all’opinione dominante, e con essa a Mattarella, che il risparmio è ora leso dalla speculazione finanziaria e dalla crisi delle banche tradizionali. E innanzitutto qui che occorre intervenire. Ma si è ancora lontani da un approccio corretto alla questione. Ed infatti, occorre con grande onestà riconoscere che il risparmio di per sé, vale a dire in via intrinseca, è estraneo alla politica della domanda che si forma sugli investimenti dediti allo sviluppo del consumo e sull’utilizzo del risparmio forzato, in quanto discendente dai risultati economici degli investimenti e dalla spesa pubblica non da consumi: esso sembra rientrare nella politica dell’offerta. Qui è la grande contraddizione: da un lato, il risparmio volontario e privato è collegato alle dinamiche libere dell’economia, con le risorse dei settori in avanzo che si indirizzano verso i settori in disavanzo secondo criteri di valutazione di adeguatezza intrinseca ed ottimale. Dall’altro, le dinamiche libere dell’economia portano al travisamento della sua funzione, a causa del ruolo abnorme della speculazione finanziaria, che distrugge innanzitutto lo stesso risparmio ed anche a causa dell’alterazione della destinazione delle risorse che viene imposta dal capitale finanziario: questi comprende al proprio interno la speculazione finanziaria e la integra in un contesto più ampio, “reciius” per essere più precisi la arricchisce e la rende meno evidente, anche se essa resta la componente principale in modo preponderante.. Pertanto, la tutela del risparmio richiede necessariamente ed anzi imperativamente la repressione della speculazione finanziaria e l’indirizzo pubblico degli investimenti, vale a dire la politica della domanda, che peraltro non lo contempla. L’incontro tra politica della domanda e tutela del risparmio è un nodo fondamentale sempre rimosso ma che occorre invece affrontare. Ciò fu genialmente compreso ai tempi del primo centro-sinistra da Guido Carli, che si rifiutò di acconsentire alla programmazione economica da parte dei socialisti, eccependo sempre l’inutilizzabilità al riguardo del settore bancario e di conseguenza l’incompatibilità assoluta tra tutela del risparmio e stessa programmazione economica. Il risparmio non è mai stato tutelato in Italia, ma il richiamo allo stesso ed all’art. 47 della Costituzione fu utilizzato per impedire la programmazione economica, e a monte la politica e economica, e pertanto per rendere inoffensivo il rischiamo all’art. 41 della Costituzione. Il nesso tra i due elementi fu invece compreso -anche se non sviluppato- da Riccardo Lombardi che uscì sconfitto dal duello con Carli in quanto, mentre questi fu sostenuto da tutto il capitale, la sinistra non fu affatto compatta nel sostenere lo stesso Lombardi. Nel parafrasare Kypling, “That’s another story”. Dobbiamo quindi ringraziare sentitamente il Presidente Mattarella che, sia pure in modo strumentale e surreale, ha riproposto il dibattito, il quale va ovviamente affrontato senza seguire il percorso, assolutamente travisato, tracciato dallo stesso Mattarella.
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